Chi sono?
Sono nata a Chiavari da papà Gianni e mamma Gloria.

La discendenza dei Guerrieri non vanta, purtroppo, radici lontane di avi gloriosi; inizia con nonno Giulio e finisce, a malincuore, con me. Ciononostante nonno Giulio è noto per essere il “salvatore” della Cannellina nera, patata che “prima della guerra, veniva ricercata dai ristoratori di Chiavari; fino a pochi anni fa è stata mantenuta solo da Giulio Guerrieri di Conscenti”. (M.ANGELINI, Le patate tradizionali della Montagna genovese, Quaderni del Co.Re.Pa).
Ho un diploma di maturità scientifica, una laurea in Filosofia con indirizzo psicopedagogico e, recentemente, ho conseguito i 24 CFU (crediti formativi universitari) nelle discipline antropo-psico-pedagogiche necessari per poter accedere all’imminente Concorso a cattedra per la Scuola Secondaria di Primo e Secondo Grado. È grazie ai sacrifici dei miei genitori e al mio lavoro di cameriera che ho potuto mantenere i miei studi.

Dal 2007 sono sposata con Roberto, il quale ha dovuto lasciare il suo lavoro (sicuro!) in Data Service S.p.a. a Milano (Azienda Nazionale di Servizi interbancari) per seguire me in Val Graveglia! Da quasi 20 anni ormai, è titolare di un negozio d’informatica a Rapallo, con tutte le difficoltà che questo tipo di attività, oggigiorno, comportano.

Dalla nostra unione sono nati Lorenzo (10 anni) e Giulio (2 anni), IL motivo per cui un genitore credo abbia l’obbligo e il dovere morale d’impegnarsi, non solo in famiglia, ma anche nella comunità d’appartenenza per dare un esempio concreto che con la buona volontà, la determinazione e il rispetto si possano ottenere risultati positivi.

Penso che la parola rispetto sia un po’ la chiave di volta da cui partire: rispetto per chi eravamo e per chi possiamo diventare. Non posso dire, purtroppo, rispetto per chi siamo perché la nostra Valle sta vivendo momenti bui, di abbandono, di disamore che non lasciano presagire nulla di buono.

Come ripete spesso il mio papà, nella sua schietta semplicità: “Se i nostri vêgi i stessu sciù, co-a fatîga chi l’an fou…” (“Se i nostri vecchi potessero tornare, con le fatiche che hanno fatto…”), non sarebbero fieri di noi, aggiungo io.

Immagino la nostra cara, “vecchia” Val Graveglia come una donna saggia, custode gelosa di valori autentici, di antiche tradizioni e di sapori unici, la quale però reclama a gran voce l’attenzione di tutti noi, per far sì che questo prezioso patrimonio non diventi solo un bel ricordo.
GUERRIERI Simona
candidata CAMBIA CON NE
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